Skip to content

Portale PerindPS

Sections
Personal tools
You are here: Home » Documentazione » Informativa 03-2011

Informativa 03-2011

Document Actions
 

Condominio: le novità della riforma approvata in Senato

 

Ci si potrà staccare dall’impianto di riscaldamento centralizzato e cambiare a maggioranza la destinazione d’uso delle parti comuni. Il Senato ha dato il via libera alla riforma del condominio. È stato infatti approvato dall’Aula di Palazzo Madama il testo unificato di cinque disegni di legge in materia di “Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici”. Il provvedimento interesserà più 10 milioni di condomìni e oltre 43 milioni di persone, tra proprietari e inquilini.

Il testo - si legge nella relazione - si propone il riordino della disciplina del condominio dettata dal Codice Civile, che richiedeva da tempo una profonda revisione, in relazione al cambiamento dei modelli di insediamento abitativo che hanno caratterizzato i trascorsi decenni e allo stratificarsi di un contenzioso via via sempre più diffuso e complesso.

Ci soffermiamo sulle novità riguardanti gli aspetti edilizi e impiantistici della nuova normativa.

La modificazione delle destinazioni d’uso e la sostituzione delle parti comuni può essere approvata dall’assemblea con la maggioranza dei condòmini presenti, che rappresentino i due terzi del valore dell’edificio (articolo 2).

Il condomino può staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o di condizionamento, a patto che il distacco non causi squilibri di funzionamento o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso il condomino che si stacca dall’impianto è tenuto a partecipare alle spese di manutenzione straordinaria dell’impianto (articolo 3).

Sempre a maggioranza, i condomini possono disporre tutte le innovazioni per il miglioramento delle parti comuni; gli interventi per migliorare la sicurezza e la salubrità di edifici e impianti; l’eliminazione delle barriere architettoniche; le opere di contenimento energetico degli edifici; la realizzazione di parcheggi; l’installazione di impianti centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo (articolo 5).

Nel proprio appartamento, ciascun condomino non può eseguire opere o variazioni della destinazione d’uso, anche se consentite dalle norme edilizie, se ciò danneggi le parti comuni o individuali o ne riduca il godimento o il valore, se ciò pregiudichi la stabilità, la sicurezza o il decoro architettonico dell’edificio (articolo 6).

Nelle parti comuni e nelle unità immobiliari private non possono essere realizzati impianti o opere che non rispettino la normativa sulla sicurezza degli edifici. Nel caso in cui vi sia il sospetto che manchino le condizioni di sicurezza, l’amministratore richiede di ispezionare l’appartamento, insieme con un tecnico. In caso di reale pericolo, l’amministratore convoca l’assemblea per gli opportuni provvedimenti (articolo 7).

Gli impianti non centralizzati per la ricezione radiotelevisiva e per l’accesso a qualunque altro genere di flusso informativo, anche da satellite o via cavo, e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione per le singole utenze, devono essere realizzati in modo da recare il minor pregiudizio alle parti comuni e alle unità immobiliari private.

Qualora siano necessarie modifiche delle parti comuni, il condomino lo comunica all’amministratore e l’assemblea può prescrivere modalità alternative di esecuzione, cautele a salvaguardia della stabilità, della sicurezza o del decoro architettonico dell’edificio o può subordinare l’esecuzione alla prestazione, da parte dell’interessato, di una garanzia per gli eventuali danni (articolo 7).

Le scale e gli ascensori sono mantenuti e ricostruiti dai proprietari delle unità immobiliari a cui servono. La relativa spesa è ripartita, per metà in base al valore delle singole unità immobiliari e per l’altra metà in proporzione all’altezza di ciascun piano dal suolo.

Quando l’uso dei lastrici solari non sia comune a tutti i condomini, chi ne ha l’uso esclusivo deve contribuire per un terzo nella spesa per riparazioni o ricostruzioni del lastrico; gli altri due terzi sono a carico di tutti i condomini, in proporzione al valore dell’unità immobiliare di ciascuno (articolo 8).

Le altre disposizioni riguardano il ruolo e le responsabilità dell’amministratore condominiale, la gestione del rendiconto condominiale, la costituzione dell’assemblea.

Il testo passa ora all’esame della Camera.

Fonte: EdilPortale

 

Porte sulle vie di esodo

 

Porte sulle vie di esodo: ITC-CNR accreditato anche per il Sistema di attestazione 1 secondo la EN 14351-1. L’Istituto per le Tecnologie della Costruzione del CNR ha ricevuto l’estensione dell’abilitazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico. Potrà così svolgere l’attività di valutazione della conformità alla CPD per i prodotti da costruzione secondo la norma europea EN 14351-1:2006+A1:2010 anche secondo il Sistema di Attestazione di conformità 1.

Così potrà operare su “Finestre e porte esterne pedonali senza caratteristiche di resistenza al fuoco e/o di tenuta al fumo” anche sotto il Sistema 1 oltre che sotto il 3, come era finora.

L’estensione dell’abilitazione è particolarmente importante per la marcatura CE sulle porte sulle vie di esodo, richiedendo dei rapporti di prova e una sorveglianza eseguiti sotto il Sistema 1 come esige una decisione della Commissione del 25 gennaio 1999, qui allegata.  Il Sistema 1 è il regime di attestazione della conformità più severo tra quelli richiesti per le finestre e le porte.

L’organismo notificato, ovvero in questo caso l’ITC-CNR, effettua le prove iniziali di tipo e l'ispezione iniziale, ed anche i controlli periodici in stabilimento al fine di verificare la rispondenza tra il prodotto testato e quello realmente prodotto nello stabilimento del produttore delle porte sulle vie di esodo. Alla fine di questo iter procedurale viene rilasciato al produttore il certificato di conformità.

La notizia è importante anche sotto un altro aspetto. Finora erano solo due gli organismi notificati italiani autorizzati a operare sotto il sistema 1 per la EN 14351-1. Erano il CSI di Bollate (MI) e l’Istituto Giordano di Bellaria. L'accreditamento sotto il Sistema 1 di un terzo organismo agevolerà l'opera di certificazione da parte dei produttori.

Quelle che sono definite come “Porte sulle vie di fuga” dalla EN 14351-1 sono anche qualificate con altre denominazioni sia nel linguaggio corrente che nei documenti uffficiali, come specifica il Decreto del Ministero dell’Interno 3 novembre 2004 “Disposizioni relative all'installazione ed alla manutenzione dei dispositivi per l'apertura delle porte installate lungo le vie di esodo, relativamente alla sicurezza in caso d'incendio”. Come riportato all’art. 2 punto a) dove per l'appunto si definisce:

"via di emergenza (o via di esodo, o di uscita, o di fuga): percorso senza ostacoli al deflusso che consente alle persone che occupano un edificio o un locale di raggiungere un luogo sicuro".

 

clicca per scaricare gli allegati:

 

- decisione-porte-e-finestre1.pdf

- dm_03_11_0411.pdf

 

Il piano casa dice addio a 36 e 55%

 

I lavori previsti dai piani casa regionali non hanno diritto alle detrazioni fiscali del 36% (ristrutturazioni) e del 55% (risparmio energetico). Lo ha ribadito la risoluzione delle Entrate n. 4 del 4 gennaio 2011, confermando una lettura restrittiva già emersa nei mesi scorsi, che si è attirata tra l'altro le critiche di quanti vedevano nel piano casa un'occasione di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente, come la Finco, sigla che rappresenta l'industria delle costruzioni.

 Al di là delle valutazioni di merito, l'orientamento dell'amministrazione impone ai proprietari, ai progettisti e ai commercialisti un difficile esercizio di inquadramento delle opere: nella pratica, infatti, è frequente che i lavori di ampliamento siano abbinati a interventi di ristrutturazione dell'edificio preesistente, ai quali a volte si accompagnano anche lavori per il risparmio energetico.

La risoluzione 4/E/2011 precisa che, in caso di ampliamento, non spetta nessuna detrazione fiscale. L'affermazione contraddice in parte quanto riportato nelle Guide fiscali alle ristrutturazioni, in cui alla voce «ampliamento dei locali» si diceva «demolizione e/o costruzione ampliando volumetrie esistenti: detraibile, purché non sia un nuovo appartamento».

Il più recente orientamento della risoluzione, invece, è che l'ampliamento non può ottenere vantaggi: sia nel caso in cui l'edificio sia interamente demolito e ricostruito (perché a quel punto è considerato interamente nuova costruzione), sia nel caso in cui si tratti di una semplice "aggiunta" a un immobile la cui struttura resta inalterata.

In caso però di opere che, contemporaneamente, prevedano la ristrutturazione dei locali esistenti e l'ampliamento, «la detrazione compete solo per le spese riferibili alla parte esistente».

Immaginare situazioni concrete non è difficile. Anche nel caso di una nuova veranda vetrata su un terrazzo o della creazione di un locale laterale a una villetta è probabile che qualche opera sull'esistente si debba comunque fare.

Per esempio, l'apertura di porte, o porte-finestre nei muri della casa per collegarsi alla veranda o al nuovo locale. Poi il prolungamento dell'impianto idrico, elettrico e di riscaldamento e/o condizionamento a servizio dei nuovi volumi, magari ponendo tubazioni o cavi sotto traccia nei muri o sotto i pavimenti dei locali che ci sono già. In casi del genere, non si può dire con certezza che la detrazione spetta.

Anche nel caso in cui la ristrutturazione coinvolga chiaramente l'edificio esistente, potrebbe non essere semplice calcolare la percentuale della detrazione spettante. La risoluzione 4/E/2011 non ne fa direttamente cenno, ma richiama nel testo la circolare n. 39 del 1° luglio 2010 che recita: «Ai fini della individuazione della quota di spesa detraibile come precisato nella circolare 23 aprile 2010, n. 21/E, si dovrà utilizzare un criterio di ripartizione proporzionale basato sulle quote millesimali».

In realtà, questo metodo non è affatto pratico da applicare. Innanzitutto perché gli ampliamenti possono avvenire anche in case singole, in cui i millesimi non esistono. Poi perché, anche in condominio, non è immediato individuare i millesimi da applicare. Quelli di proprietà? Quelli relativi ai millesimi-calore (quando si interviene sull'impianto termico)? E come si calcola la detrazione spettante se l'incremento dei millesimi non è stato determinato, o pende un ricorso in giudizio a questo proposito?

La soluzione corretta è l'imputazione delle spese alle diverse tipologie di lavori, ma è evidente che in sede di controlli sarà complesso per gli uffici verificare – senza ricorrere ad ispezioni e al supporto di tecnici – se il contribuente ha "esagerato" nell'interpretare le norme a proprio favore.

Un espediente – per quanto impreciso – potrebbe essere quello di partire dalla percentuale di ampliamento volumetrico, che deve essere indicata dal proprietario nelle pratiche edilizie depositate in Comune. Questo metodo, ovviamente, può funzionare solo se le spese sono uniformemente distribuite su tutto l'edificio: altrimenti, si rischia di beneficiare della detrazione per una quota più ampia di quella spettante, sottostimando il peso dell'ampliamento sulla spesa complessiva.

Lo stesso problema si pone anche per determinare la percentuale degli oneri di urbanizzazione che va imputata all'incremento volumetrico e quale invece a lavori di ristrutturazione, in quanto è improbabile che i comuni differenzino, con due diverse richieste di pagamento, gli oneri relativi.

 

Fonte: IlSole24Ore

 

 

Pubblicata dal GSE la guida al Terzo Conto Energia

 

Il GSE ha pubblicato la guida al nuovo Conto Energia che illustra le modalità per la richiesta degli incentivi per gli impianti fotovoltaici, secondo le disposizioni del D.M. 6 agosto 2010 (Terzo Conto Energia).
Il Terzo Conto Energia disciplina le tariffe incentivanti per gli impianti che entreranno in esercizio nel triennio 2011-2013. Le nuove tariffe risultano inferiori rispetto a quelle in vigore precedentemente, tuttavia la diminuzione degli incentivi è senz'altro bilanciata dall'abbattimento dei costi di realizzazione degli impianti.
Il Decreto prevede una classificazione semplificata degli impianti fotovoltaici, suddividendoli in due tipologie:

·                       "sugli edifici" (Allegato 2 del D.M. e Appendice A della guida del GSE)

·                       "altri impianti" (tutti quelli non ricadenti nella precedente tipologia)

e definisce le seguenti tariffe incentivanti:

 

 

A)

B)

C)

Impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 dicembre 2010 ed entro il 30 aprile 2011

Impianti entrati in esercizio in data successiva al 30 aprile 2011 ed entro il 31 agosto 2011

Impianti entrati in esercizio in data successiva al 31 agosto 2011 ed entro il 31 dicembre 2011

Intervallo di potenza

Impianti su edifici

Altri impianti

Impianti su edifici

Altri impianti

Impianti su edifici

Altri impianti

[kW]

[euro/kWh]

[euro/kWh]

[euro/kWh]

[euro/kWh]

[euro/kWh]

[euro/kWh]

1 <= P <= 3

0,402

0,362

0,391

0,347

0,380

0,333

3 < P <= 20

0,377

0,339

0,360

0,322

0,342

0,304

20 < P <= 200

0,358

0,321

0,341

0,309

0,323

0,285

200 < P <= 1000

0,355

0,314

0,335

0,303

0,314

0,266

1000 < P <= 5000

0,351

0,313

0,327

0,289

0,302

0,264

P > 5000

0,333

0,297

0,311

0,275

0,287

0,251

 

Sono, inoltre, previste tariffe più remunerative in caso di:

·                       impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative

·                       sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto (maggiorate del 10%)

·                       impianti su pensiline, pergole, tettoie, serre e barriere acustiche (intermedie tra quelle previste per impianti "su edifici" e per "altri impianti")

Per gli impianti fotovoltaici che entreranno in esercizio nel 2012 e nel 2013 si applicheranno le tariffe del terzo quadrimestre del 2011 decurtate del 6 % all'anno; per quelli "integrati con caratteristiche innovative" la diminuzione sarà pari al 2% all'anno.
La guida, inoltre, illustra le condizioni di cumulabilità del Conto Energia con altre agevolazioni pubbliche e fornisce indicazioni su:

1.                     connessione degli impianti alla rete;

2.                     misurazione dell'energia prodotta;

3.                     valorizzazione dell'energia prodotta dagli impianti;

4.                     erogazione degli incentivi.

Contestualmente alla guida, il GSE, a seguito delle consultazioni e delle verifiche da parte dell'Autorità per l'Energia Elettrica e il Gas (AEEG), ha pubblicato:

1.                     le Regole tecniche, contenenti le modalità di attuazione delle disposizioni stabilite dal D.M. 6 agosto 2010 e dalla delibera ARG/elt 181/10

2.                     la Guida alle applicazioni innovative per l'integrazione architettonica del fotovoltaico

 

Clicca qui per scaricare la "Guida al Terzo Conto Energia"

Clicca qui per scaricare le "Regole tecniche per il riconoscimento delle tariffe incentivanti"

Clicca qui per scaricare la "Guida alle applicazioni innovative per l'integrazione architettonica del fotovoltaico"

 

La connessione alla rete elettrica degli impianti alimentati da fonti rinnovabili. La nuova domanda di connessione a Enel Distribuzione

 

L’Autorità per Energia Elettrica e il Gas (AEEG) ha definito le condizioni (procedurali, economiche e tecniche) per la connessione di impianti di produzione di energia alle reti elettriche nell’Allegato A della Delibera ARG/elt 99/08 “Testo integrato delle condizioni tecniche ed economiche per la connessione alle reti elettriche con obbligo di connessione di terzi degli impianti di produzione di energia elettrica (TICA)”.

Le richieste di connessione alle reti elettriche per impianti di potenza (in immissione) inferiore a 10 MW (10.000 kW) devono essere presentate direttamente all’impresa distributrice competente nell’ambito territoriale; per potenze superiori a 10 MW, invece, devono essere presentate a Terna.

Alla presentazione della richiesta di connessione occorre versare un corrispettivo per l’ottenimento del preventivo, definito per fasce di potenza:

 

fino a 50 kW

100 €

superiore a 50 kW e fino a 100 kW

200 €

superiore a 100 kW e fino a 500 kW

500 €

superiore a 500 kW e fino a 1.000 kW

1.500 €

superiore a 1.000 kW

2.500 €

 

Il servizio di connessione è erogato in bassa tensione per potenze in immissione richieste fino a 100 kW, mentre è erogato in media tensione per potenze fino a 6.000 kW.
Per connessioni in bassa e media tensione, il tempo di messa a disposizione del preventivo per la connessione, a partire dalla data di ricevimento della richiesta, è pari al massimo a:

1.                     20 giorni lavorativi per potenze fino a 100 kW;

2.                     45 giorni lavorativi per potenze superiori a 100 kW e fino a 1.000 kW;

3.                     60 giorni lavorativi per potenze superiori a 1.000 kW.

Il preventivo ha validità di 45 giorni lavorativi e deve evidenziare i costi necessari per la realizzazione della connessione.
Le richieste di connessione devono essere effettuate secondo un modello standard elaborato dai gestori di rete.

Enel Distribuzione, principale impresa distributrice italiana, ha recentemente aggiornato la Domanda di connessione/adeguamento di connessione esistente alla rete di sua competenza.

 

Clicca qui per scaricare il testo della Delibera ARG/elt 99/08 “Testo integrato delle condizioni tecniche ed economiche per la connessione alle reti elettriche con obbligo di connessione di terzi degli impianti di produzione di energia elettrica (TICA)”

Clicca qui per scaricare la domanda di connessione alla rete ENEL distribuzione

 

Created by massimo
Last modified 17-02-2011 22:14
 

Powered by Plone Hosted By Redomino

This site conforms to the following standards: